La dura legge del gol (MC)

  • La dura legge del gol (MC) 883

Elenco tracce

1Innamorare Tanto
2La Regola Dell'Amico
3Nessun Rimpianto (?)
4Non Ti Passa Più
5Se Tornerai
6La Dura Legge Del Gol
7Un Giorno Così
8Andrà Tutto Bene
9Finalmente Tu
10Non Mi Arrendo

Note: questa ristampa è stata pubblicata dopo l'acquisizione della RTI Music da parte di Sony Music.
In seguito all'operazione, la RTI Music (che distribuiva la discografia degli 883) è divenuta S4. Rispetto alla prima versione del '97, questa presenta alcune differenze grafiche.

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Uscito nel 1997, La dura legge del gol è secondo Max l'album più coerente e spontaneo dopo i primi due, più in sintonia con loro del disco precedente, che giudica «più disomogeneo». Nasce da un anno di grande delusione.

Al ritorno da un mese in America, nel 1996, Max scopre che la fidanzata con cui viveva sta per sposare un altro. Lui reagisce a modo suo: niente eccessi, si rasa a zero e si rifugia nella moto e negli amici del bar.

Da lì nascono le canzoni dell'album, che percorre con ironia tutte le fasi del rapporto uomo-donna. C'è il corteggiamento senza speranza (La regola dell'amico), c'è la vita di coppia con le cene a casa dei genitori di lei (Non ti passa più), c'è chi prova a fare il duro dopo una rottura (Nessun rimpianto), e c'è il ritorno alla vita (Andrà tutto bene).

In mezzo, la filosofia dello scapolo da bar trasformata in metafora calcistica (La dura legge del gol) e la moto come coperta di Linus (Un giorno così).

La copertina è ispirata al calcio. Max racconta che la parte visiva dell'album la curò Marco Lodola, artista che conosceva dai tempi della scena post-punk pavese e che firmerà anche le scenografie dei tour successivi. Il tour di questo album, con una scenografia a tema calcistico, è per Max uno dei più belli.

Una curiosità molto divertente: Max racconta che La dura legge del gol è stato uno degli album più contraffatti della storia della discografia italiana, e che ancora oggi gli capita di autografare cd e cassette pirata. Lui firma lo stesso, per non deludere chi li porta.

Il disco esce il 18 giugno 1997, anticipato dal singolo Un giorno così. La copertina è un omaggio alla bustina delle figurine Panini, e la versione cd era una piccola chicca. Conteneva una pallina antistress gialla e un mini album di figurine.

La regola dell'amico vince il Telegatto come canzone dell'estate. I videoclip di La dura legge del gol e Nessun rimpianto (?) li gira Fabrizio Ferri. Come per i primi tre album, nel 2000 arriva l'Edizione Straordinaria, che contiene anche la demo di TPS (Ti porto sfiga).

Innamorare tanto
In Max90 Max spiega il verso in cui confessa di non saper distinguere un bullone da una brugola. È un'ammissione sincera: ama i motori, ma se dovesse ripararne uno resterebbe a bordo strada aspettando soccorso. Da ragazzo invidiava gli amici del bar che facevano lavori manuali e parlavano di «trabattelli» e «tubi innocenti», parole che per lui erano un linguaggio da iniziati. Max ne spiega anche il senso. Innamorato di una ragazza che non lo ricambiava, passava il tempo a immaginare scene da film d'azione di serie B: ripararle l'auto in panne nel deserto, far atterrare l'aereo al posto dei piloti, disinnescare la bomba su cui era seduta. Poi, finita la fantasia, arrivava sempre alla stessa conclusione: non era un supereroe, e la cosa più importante che aveva da offrirle erano i suoi sentimenti.

La regola dell'amico
Le sue radici sono antiche. Tra le canzoni portate a Cecchetto nel 1991 c'era un pezzo intitolato L'amico, che Mauro indica come la prima versione. Max racconta che la versione finale nasce da una scena vista mille volte al bar: una ragazza che lavorava in un'agenzia di viaggi vicina, circondata da spasimanti che finivano sempre a farle da tassista, da meccanico o da confidente. Il punto di non ritorno, scrive in Max90, è quando lei ti chiede: «Tu da uomo come giudichi una cosa del genere?». E il «balsamo» del testo è il segno di quanto poco i ragazzi capissero del mondo femminile. Con questa canzone gli 883 vinsero il Telegatto come canzone dell'estate 1997. Nelle sue spiegazioni dell'album Max racconta come andò a finire: lei ripeteva a ciascuno che la loro amicizia era troppo bella per essere rovinata, finché una sera, dopo settimane di assenza, entrò al bar con un nuovo fidanzato che non aveva niente in comune con nessuno di loro. «La Regola dell'Amico non sbaglia mai».

Nessun rimpianto
Nasce dalla fine della storia più importante della vita di Max fino ad allora. Tornato dall'America, scopre che la fidanzata sta per sposare un altro. Il titolo e il ritornello, spiega Max, erano il suo modo di esorcizzare una cosa che sapeva falsa: «i rimpianti li hai, eccome». In Max90 aggiunge: dire «nessun rimpianto» è come ammettere di averne tantissimi, altrimenti perché scriverci una canzone? Il videoclip, girato da Fabrizio Ferri a Pantelleria, era pieno di modelle. Max racconta di non essere riuscito a vedere la scena girata alle sue spalle se non a video montato. E c'è un dettaglio che sfugge a molti: sul disco il titolo è Nessun rimpianto (?). Max spiega che, dopo essersi convinto che quella storia sarebbe finita comunque, gli restava sempre «un piccolo punto interrogativo, come nel titolo», con cui bisogna imparare a convivere.

Non ti passa più
La canzone paragona una storia d'amore al servizio militare. Gli amici ti vedono «sotto naja», lontanissimo dal congedo, e da qui l'espressione dei «365 giorni all'alba» presa dal gergo della leva. Max ricorda che la leva obbligatoria sarebbe scomparsa otto anni dopo l'uscita del pezzo. Lui stesso fece l'obiettore di coscienza: a causa della miopia gli avevano proposto solo un lavoro d'ufficio, e lui sognava di guidare i carri armati. Nell'album la canzone rappresenta la fase della coppia stabile, quella delle cene dai genitori di lei con i complimenti obbligati alla pasta al forno. Max la descrive anche come un videogioco: si parte dal temibile primo livello, il pranzo dai possibili futuri suoceri, si arriva all'abbandono e alle telefonate pietose alla ex, con qualche pausa al bar per ricaricare le batterie. L'ultimo livello è la lenta rinascita, fino al giorno in cui la si incontra al ristorante con il nuovo compagno e si capisce di aver vinto.

Se tornerai
È una delle canzoni più tristi di Max, e nasce da una storia vera. Nella compagnia c'era un ragazzo simpaticissimo, uscito da anni dalla tossicodipendenza, che aveva trovato un lavoro da rappresentante e in poco tempo era diventato il migliore della ditta. Si sentiva rinato: si era comprato una bella auto e aveva regalato un motorino nuovo alla sorella. Poi un camion gli tagliò la strada. Uscì dal coma con il volto sfigurato, ottenne un risarcimento minimo e l'assicurazione non gli pagò nemmeno l'intervento per sistemare il viso, considerato «estetico». Non poté più lavorare, si vergognava di sé e smise di venire al bar. Tornò alle vecchie compagnie e ricominciò a drogarsi. Max non seppe più nulla di lui finché una mattina vide la sua foto sul quotidiano locale: overdose. «Così scrissi questa canzone». Una versione inedita della canzone era nel cd singolo allegato alla prima edizione del libro Stessa storia, stesso posto, stesso bar (Mondadori, 1998).

La dura legge del gol
Nasce dallo stesso periodo di delusione di Nessun rimpianto, dai discorsi del bar dove in quei momenti vince la filosofia dello scapolo. L'idea centrale, spiega Max in Max90, è la grande Olanda di Cruijff, la squadra più bella che non vinse nulla. Esci con una ragazza, la incanti per tutta la sera e non concludi niente, mentre il tamarro che parla a monosillabi vince la partita. A te resta l'onore di essere ricordato come «l'Olanda dei tulipani». Max racconta che la conclusione arrivò in una notte al bar con gli amici Cisco e Apo: le persone come loro sono come l'Olanda del '74, che gioca bene e perde contro chi sta chiuso in difesa e segna al novantesimo. Ma gli scudetti non te li porti dietro, il bel gioco sì: «Ti ricordi come giocavano quei quattro matti là?». Il cappellino degli Yankees nel testo è un ricordo di New York. Max confessa che la canzone è in realtà un dialogo con se stesso. Anni dopo, però, è diventato tifoso dei Boston Red Sox.

Un giorno così
Max la lega a due ricordi. Il primo sono le assenze da scuola in motorino, a primavera, verso il Parco del Ticino, con le giustificazioni firmate imitando alla perfezione la firma della madre. Il secondo è la moto, che nell'anno della delusione amorosa gli fece da coperta di Linus: la canzone racconta come una giornata in sella possa cambiare le cose, lungo la statale 526 che passa dietro casa sua. Nelle sue spiegazioni dell'album Max descrive proprio quel «giorno così»: nei pomeriggi d'inverno della Bassa l'umidità cancella colori e suoni, ma ogni tanto la foschia si dirada all'improvviso e arriva un sole quasi primaverile. È il giorno in cui si tira fuori la moto dal garage, ci si saluta tra motociclisti sconosciuti e un bambino ti fa ciao dal lunotto di un'auto.

Andrà tutto bene
Nel racconto di Max è il ritorno alla vita dopo una grande delusione: il momento in cui due persone che hanno sofferto si trovano e si leccano le ferite a vicenda. Ma il dubbio resta: e se anche questa finisse come le altre? Max ironizza sulle false regole matematiche che ci si inventa («se non pretende che io metta i pantaloni classici al matrimonio di sua sorella, allora è quella giusta») e conclude che una risposta non c'è: meglio buttarsi e sperare che vada tutto bene.

Finalmente tu
Ha una delle storie più lunghe. Mauro racconta che un pomeriggio, dopo un documentario sul parco di Yellowstone, Max si mette al Korg M1 e trova accordi e melodia come in trance. È in quel momento che Mauro capisce che a cantare le loro canzoni dev'essere Max. La prima versione era in inglese e si intitolava Mon doux cœur, idea di Max ispirata a Prince. La casa di edizioni chiede di riscriverla in italiano: Max guarda l'orologio appeso al muro e canta il primo verso. Per Max era il tentativo di scrivere «un pezzo sanremese figo». A Sanremo ci arrivò davvero nel 1995, ma cantata da Fiorello. Presentandola nell'album, Max ammette che dirla un pezzo nuovo sarebbe poco credibile: cambiano il cantante e l'arrangiamento. Gli ricorda i pomeriggi in camera con Mauro e la tastiera, e la madre che protestava: «O metti 'sta tastiera in cantina, o ci metti il letto, che qui non si riesce neanche a passare il Folletto». E ricorda l'amico che l'aveva cantata «benissimo» prima di lui: la canzone, dice, appartiene un po' a entrambi.

Non mi arrendo
Anche questa è nata qualche anno prima. Max si era innamorato perdutamente di una ragazza con cui aveva, scrive, probabilità di successo vicine all'1%. Decise di non arrendersi lo stesso, perché quello che provava lo faceva stare bene comunque. La definisce «una specie di Dura legge del gol applicata al piano sentimentale»: conta giocare come senti, non il risultato.

TPS
Secondo Mauro, T.p.s. (Ti porto sfiga) è una delle canzoni scritte insieme negli anni Ottanta e pubblicate solo dopo la sua partenza. All'epoca entrambi la consideravano minore. È uscita come demo nell'Edizione Straordinaria del 2000.

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