Jolly Blu - Il film degli 883 (VHS)
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Note: prima stampa del '98. Custodia trasparente.
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Jolly Blu è il film degli 883, un musical costruito sulle loro canzoni sul modello dei «musicarelli» degli anni Sessanta, in cui Max debutta come attore. L'idea è di Claudio Cecchetto, che già quattro anni prima aveva annunciato: «Voglio produrre film musicali, come quelli degli Anni 60».
La prima idea, però, era un'altra. Mauro Repetto, in Non ho ucciso l'Uomo Ragno, racconta che già nel 1993 Stefano Salvati gli parlava di Jolly Blu, il film che Cecchetto gli aveva chiesto di dirigere con Max e Mauro protagonisti, da girare negli Stati Uniti. La sceneggiatura l'aveva scritta Salvati con Carlo Lucarelli, allora suo assistente, e il protagonista era proprio Mauro: un personaggio poetico, sognante e ingenuo, un ragazzo che inseguiva una ragazza invisibile, quasi un fantasma, con Max nel ruolo dell'amico. «La realtà si capovolge», scrive Mauro.
Nell'estate del 1994, quando Mauro aveva già lasciato gli 883, Salvati andò a cercarlo a Los Angeles per convincerlo, ma lui non volle più saperne. Cecchetto allora fermò tutto e pensò perfino di sostituire Mauro con una band. Alla fine ripartì in un altro modo: «Niente attori americani, portiamo in scena ancora una volta l'amicizia con persone che nella vita non fanno cinema, ma che sono vicine a noi». E Mauro confessa: «Non ho mai visto Jolly Blu. Mai».
La trama è costruita sui testi di 14 canzoni degli 883, in gran parte contenute nel best of Gli anni. Max interpreta se stesso: il ragazzo di provincia di prima del successo, con il sogno di incidere un disco con le sue canzoni. Il sogno si realizza proprio ai tavolini del Jolly Blu, il bar della cittadina dove si ritrova ogni giorno con gli amici.
Da lì vedono passare le ragazze ed eleggono la più bella «mito del bar», come in Sei un mito. E c'è la voglia di fuga, frenata dai pochi soldi, perché con un deca, come dice la canzone, non si può andar via. È un film corale sull'amicizia maschile, tra battute da bar sport e serate in discoteca.
Lo dirige Stefano Salvati, il regista dei videoclip degli 883, che lo monta con il ritmo serrato dei suoi video: 90 minuti, di cui 70 di musica, girati a Pieve di Cento, vicino a Bologna. Le riprese si chiudono il 21 luglio 1998 con il concerto in piazza del Duomo.
Una curiosità che conoscono in pochi: sul set il film non si chiamava ancora Jolly Blu, ma La dura legge del gol.
Nel cast ci sono Alessia Merz, la modella americana Kimberly Anne Greene, Sabrina Salerno nel ruolo del «mito del bar» e la cubista Natalia Estrada. Ci sono anche due comparsate celebri: Jovanotti e il suo bassista Saturnino, nei panni di un discografico e di un talent scout.
Cecchetto spiegava così il progetto: «Con questo film ho voluto ricreare il divertimento di quando andavo al cinema con gli amici e cantavamo a squarciagola le canzoni che sapevamo a memoria». Per lui il film musicale era un'evoluzione del concerto, «col vantaggio che sul grande schermo il cantante lo vedi in faccia e non un puntino laggiù sul palco». E poi, «nel repertorio di Max, ogni canzone è una storia. Non abbiamo fatto altro che metterle insieme».
Jolly Blu viene presentato in anteprima nazionale l'8 settembre 1998 al cinema Corso di Mestre, in contemporanea con la Mostra del cinema di Venezia. I giornali lo davano nelle sale per la fine di settembre, ma ci arriva solo il 6 novembre 1998, in appena 15 cinema, distribuito da Medusa Film. Nel novembre del 1999 passa per la prima volta in televisione, su Italia 1.
Max, nell'autobiografia, lo racconta senza giri di parole. Il progetto lo impegna dall'inverno del 1997 all'estate del 1998, e l'idea era nata dal fumetto Gli anni d'oro fatto con Ade Capone: volevano un vero film su quella linea. Tra incomprensioni e problemi di budget, però, di quell'enorme quantità di girato non riuscirono a fare un film, e lo tagliarono fino a farlo diventare «una specie di supervideoclippone». Era lontano dall'idea iniziale, ammette, ma «nel delirio aveva anche una sua logica». E nonostante l'epoca delle videocassette fosse già al tramonto, ne vendettero circa 300.000 copie.








